Ciclo di Lavorazione del PVC

Il cloruro di vinile monomero è il risultato di un processo di produzione che impiega come materie prime acido cloridrico, etilene e ossigeno. A partire da esse nel processo detto di clorurazione diretta o di ossiclorurazione a seconda della tecnologia impiegata, si ottiene il 1,2 di cloroetano (DCE), prodotto intermedio per la produzione del cvm.

Il DCE opportunamente purificato, viene inviato a forni di craking dove viene riscaldato fino a 500 gradi centigradi. A questa temperatura, il DCE si decompone in acido cloridrico e CVM.

Separato dagli altri componenti tramite distillazione, il CMV puro viene caricato nei reattori di polimerizzazione assieme ad acqua, sospendenti ed altri additivi. Attraverso processi definiti come "in sospensione" o "in emulsione", il CMV viene trasformato nel polimero PVC.

Il PVC, dopo essere stato depurato dal CMV residuo in una colonna di strippaggio, viene separato dall’acqua per centrifugazione e quindi essiccato per mezzo di cicloni, setacciato e quindi trasferito a stoccaggio mediante trasporto pneumatico.

Prima di essere utilizzato per la produzione di manufatti, la resina di pvc può passare attraverso un’ulteriore fase di lavorazione: la compoundizzazione. Questa consiste nel miscelare e nell’omogenizzare, ad elevate temperature, il pvc con altri additivi, per rendere la mescola adatta ai diversi tipi di impiego. Le sostanze che vengono aggiunte sono stabilizzanti, cioè sali per impedire l’invecchiamento e la degradazione, pigmenti per colorare, plastificanti per conferire maggiore flessibilità ed elasticità ed additivi specifici come lubrificanti per facilitare la lavorazione della mescola nelle macchine trasformatrici o per conferire ai corrispondenti
manufatti particolari caratteristiche, ad, esempio la resistenza alla luce e all’atmosfera.